vendredi 6 avril 2007
jeudi 5 avril 2007
L'INSERZIONE
Suona un campanello. Teresa apre. Entra Elena.
TERESA Buongiorno.
ELENA Buongiorno. Avevo telefonato stamattina. Vengo per l'inserzione sul Messaggero. Mi chiamo Elena Tesei.
TERESA Quale inserzione ? ho messo tre inserzioni.
ELENA La stanza.
TERESA Ah, la stanza. Ha bisogno d'una stanza ? Ora gliela farò vedere la stanza. È a ponente. Ci batte il sole tutto il pomeriggio. Si vede San
Pietro. S'accomodi un minuto. Vuole una tazza di caffè?
ELENA No, grazie.
TERESA Ho un appartamento di cinque stanze. È troppo grande, ma non voglio lasciarlo perché non mi va di traslocare. Traslocare è triste. Così cederei una stanza a una ragazza, una studentessa, che mi facesse qualche piccola faccenda di casa. Odio le faccende di casa. Lei ?
ELENA Io no. Certe faccende di casa non mi dispiacciono. E non ho soldi per pagarmi una stanza. Per questo ho risposto alla sua inserzione.
TERESA Come dicevo, ho messo tre inserzioni. Una per il buffet. [... ] Un'altra inserzione era per la mia villa di Rocca di Papa. Vorrei venderla. Una villa di dieci stanze, con un giardino all'inglese. Giardino ? direi quasi un parco. Io non ci vado mai. Le poche volte che ci sono stata, son morta di malinconia: Non posso soffrire la campagna. A sentire l'odore del fieno, l'odore delle vacche, mi viene voglia di piangere. Forse perché, da piccola, vivevo in campagna: Ho cominciato a odiare la campagna da piccola. Ho avuto una brutta
infanzia.
ELENA Qualcuno le ha risposto?
TERESA Per queste inserzioni? Per il buffet m'ha telefonato una. [... ] Per la villa di Rocca di Papa, non m'ha risposto ancora nessuno.
ELENA Per la stanza ?
TERESA Per la stanza, m'hanno risposto quattro. Una è lei. Le altre, una era una ragazza madre, con un bambino di tre mesi. No. L'altra era una violinista. No. Mi piace la musica. Mi piacciono anche tanto i bambini piccoli. Io, purtroppo, non posso avere bambini. Ma soffro di mal di testa, in questo periodo, e ho bisogno di un poco di pace. Un'altra è venuta, stamattina, ma era una vecchia. Nell'inserzione L'inserzione avevo messo "studentessa". Quella lì, invece, era una pensionata. Avrà avuto almeno sessant'anni. Io preferisco una persona giovane. E poi era rozza, e io invece voglio una persona fine, una che abbia un poco di istruzione. Per scambiare, qualche volta, quattro parole. Prendere insieme una tazza di tè. Sentire dei dischi. Avere un poco di compagnia, perché sono sola. Cosa me ne faccio della compagnia d'una vecchia ? Le pare ?
ELENA certo!
TERESA Allora vuol guardare la stanza ? (Apre una porta in fondo e guardano la stanza). Oggi non si vede San Pietro perché c'è la nebbia. Sennò si vede. L’aria è buona, siamo sotto al Gianicolo. Lei è studentessa? cosa studia ?
ELENA Lettere. Faccio il second'anno. L'anno stavo dagli zii, ma non ci voglio più stare
Dagli zii perché c’è rumore. Dormo con due cugine e la sera, quando devo stare alzata a studiare,si lamentano della luce. I miei genitori vivono in campagna, vicino a Pistoia. Hanno lì una piccola pensione per stranieri. Non mi danno molti soldi perché non ne hanno molti, e dicono che posso stare dagli zii. Dagli zii non spendo niente. Però non mi piace. No, non è che non mi piace, ma c'è rumore.
TERESA io non voglio soldi, per la stanza.. Un po' di compagnia e qualche piccola faccenda di casa. Vivo sola.
Natalia Ginzburg, L’inserzione ,I, 1966
L’inserzione Atto II
ELENA Teresa parla sempre di lei. Non parla mai d'altro.
LORENZO Come sta ?
ELENA Bene. Dice che dorme meglio, adesso che ci sono io qui. Non ha più paura, la notte.
Non ha più quegli incubi che aveva.
LORENZO E lei ? Lei come si trova, qui ?
ELENA Oh, io mi trovo molto bene. Ci facciamo compagnia, io e Teresa. La sera, quando ne ho abbastanza di studiare, giochiamo a carte, chiacchieriamo, sentiamo dischi. Poi ce ne andiamo a dormire e la mattina, mentre Teresa ancora dorme, io mi alzo, esco a fare la spesa, metto la casa in ordine, poi me ne vado all'università. Quasi sempre mangiamo insieme. Siamo diventate molto amiche. Una settimana fa, ho avuto un po' d'influenza, e Teresa m'ha curata, non mi lasciava alzare, mi portava la colazione a letto, su un vassoio.
LORENZO Ho piacere che siate diventate amiche
Teresa è molto sola. Un mese fa, il giorno prima che io partissi per le mie campagne, mi ha telefonato e mi ha detto : "Sono così contenta, viene a stare da me una ragazza molto simpatica, una studentessa di lettere". Io ho detto:'”Sì ? Bene, verrò a conoscerla".Invece poi son dovuto partire.
ELENA Siamo diventate amiche. E pensare che io sono venuta qui per caso per un'inserzione ! Se non avessi letto il giornale quel giorno, non avrei mai conosciuto Teresa.
LORENZO Perché questo le sembra strano ? Tutti i rapporti umani sono affidati al caso. Andiamo dove ci porta il vento.
Natalia GINZBURG, op. cit.
jeudi 15 mars 2007
La strada scène 1
Sulla spiaggia deserta, Gelsomina raccoglie dei rami
BAMBINI - Gelsomina Gelsomina!….. Vieni subito a casa, l’ha detto la mamma. È venuto un uomo con la motocicletta grossa grossa . Dice che la Rosa è morta!
Tutti corrono a casa
LA MADRE - Gelsomina, ti ricordi Zampanò che prese Rosa? Povera figlia mia!
Non vedrò nemmeno dove l’hanno sotterrata! È morta poverina, è morta! Era così bella, così brava, sapeva fare tutto, tutto. Vedete Zampanò quanto ci somiglia quest’altra figlia mia. Questa è Gelsomina. Come siamo disgraziati!
Io, Zampanò, ve l’ho detto, questa non è come la Rosa, questa poverina è tanto buona per fare quello che uno le dice però lei è venuta su un pò strana: non si mangia tutti i giorni, cambia anche di testa. Se vuoi andare con Zampanò al posto della Rosa così ti impara un mestiere anche a te, guadagni dei soldi e qui in casa ho una bocca si meno da sfamare. Ei Gelsomina, Zampanò è buono sai, ti tratta bene, ti porta in giro per il mondo, canti, balli, e poi vedi cosa mi ha dato Gelsomina …..10 000 lire …..10 000 lire così posso anche fare aggiustare il tetto. Queste creature mangiano un po’…
Piange
Perché ci ha lasciato vostro padre? Gelsomina mia, tu sei già grande, un lavoro non l’hai mai fatto, non e mica colpa tua, poverina, se non sei come le altre ragazze, non vuoi auitar un pò la tua mamma?
E voi le insegnerete il mestiere, vero Zampanò?
Zampanò - Sicuro! faccio imparare perfino ai cani! …Ehi bambine, andate a comprare un chilo di salame, un mezzo chilo di formaggio e due fiasche di vino…… sono fatto così… tenete!
LA MADRE -Grazie, grazie, dite grazie bambine eh…Dove vai? vieni qui Gelsomina, ma perché fai così? Oh! Zampanò… Gelsomina!
GELSOMINA -Vado a lavorare! m’insegna un mestiere poi mando i soldi a casa! Fa l’artista , anch’io faccio l’artista…. a ballare, a cantare, come la Rosa
UNA SIGNORA - E quando torni?
LA MADRE - O non andare figlia mia creatura mia! Piange (musica)
Zampanò - Ho detto che torniamo presto
GELSOMINA - Partenza !
LA MADRE - La tua roba, Gelsomina, il tuo scialle…Piange
Zampanò - Salta dentro !
LA MADRE - Gelsomina, povera figlia mia!
La strada scène 2
Zampanò, un atleta da fiera, prende al suo servizio una giovane contadina, Gelsomina, affidatagli dalla madre in cambio di 10 000 lire. La strana coppia - un burbero taciturno e una ragazza ingenua e ubbidiente- va di paese in paese a proporre il suo spettacolo. Quindi, i due emarginati sono assunti in un piccolo circo. Là Zampanò incontra un suo rivale, un funambolo beffardo detto “ il Matto”. Scoppia una lite tra i due saltimbanchi. Tutti e due vengono arrestati dai carabinieri. “Il Matto” è liberato subito. Zampanò sarà trattenuto fino all’indomani. In assenza dell’atleta, “ il Matto” e Gelsomina si ritrovano a dialogare di notte, all’aria aperta, sulla pista del circo in parte smontato. panada
Il Matto- Gelsomina! Gelsomina! ( fischia) …. Eeeh! Iup! Ih ih ih! Dormivi? Ma che puzza di bestia che c’è qui! Come fai a starci? .. No, Zampanò è ancora dentro. Forse lo mettono fuori domani.
Gelsomina – Domani?
M- Aah può darsi.
G- la colpa è stata vostra però. Zampanò non vi aveva mica fatto niente. E allora, voi, perché vi hanno fatto uscire?
M- Beh, magari, da un certo punto di vista la colpa forse era mia, ma il coltello ce l’aveva lui. Scendi un po’ giù! Scendi! Oeh! ... Che gli fa bene di stare un po’ dentro! Ha tanti anni da campare colui. Sono io che muoio presto… Aah che bell’arietta! Sediamoci un po’qui ! Che bella vestaglia che c’hai! Siediti. Eh, siediti! Che faccia buffa che hai ! Ma sei sicura di essere una donna? Sembri un carciofo!
G- Io non so se ci resto con Zampanò. Mi hanno detto se vado con loro…
M- Ma, è una buona occasione per piantarlo,no? Aaah! Te l’immagini la faccia che fa domani quando esce e non trovapiù nessuno! Aaah, dovresti farlo, ecco! Che bestione! Aaah! Io non c’ho mica niente contro di lui, Solo che quando lo vedo, mi viene voglia di sfotterlo! Aaah! Non lo so perché! Ti giuro che non lo so. Mi viene da fare così. Ma tu, come hai fatto a capitare con Zampanò?
G- Ha dato 10 000 lire a mia madre.
M- No, così tanto?
G- Ho quattro sorelle, tutte più piccole.
M- Gli vuoi bene?
G- Io?
M- Sì, sì, tu; potevi scappar via, no?
G- C’ho provato; niente!
M- Qualche volta fai proprio venire i nervi. Cosa vuol dire “niente”? Se non vuoi restare con lui, vattene con questi.no? G- Se vado con loro è lo stesso. Se rimango con Zampanò è lo stesso. Cosa cambia andare con loro? Io non servo a nessuno, ecco. Oh! Uffa! Mi sono stuffata di vivere!
M- Sai cucinare?
G- Eh?
M- T’ho detto se sai cucinare?
G- No.
M- Eh allora, che cosa sai fare? Canti? Balli?
G- Un po’.
M- Forse ti piace fare all’amore? Uhm?
G- …
M- Ih, ih, ih…Ma cosa ti piace allora? E sei pure brutta!
G- E che ci sto a fare io a questo mondo?
M- Di’, e se ti dicessi di venire via con me? Ti insegnerei a camminare sul filo su per aria con tutte le luci addosso a te. Io c’ho la macchina, giriamo sempre. Ci divertiamo un mondo. Ti piacerebbe? Uhm? Eeh! Invece, niente! A te ti tocca di restare con il tuo Zampanò e fare tutte quelle belle cretinerie e prenderti un sacco di botte sulla schiena come un somaro. Aaah! Eh! la vita è così. Però, di’, Zampanò non ti terrebbe se non gli servissi a qualcosa. Eh? Che ha fatto la volta che sei scappata?
G- Tanti schiaffi!
M- Ma perché non t’ha lasciata andar via? Non lo capisco. Io non ti terrei con me, ma neanche per un giorno. Chissà? Forse… forse ti vuol bene.
G- Zampanò, a me?
M- E perché no? Lui è come i cani. Li hai mai visti i cani che ci guardano e quando vogliono parlare invece abbaiano soltanto.
G- Poveraccio
M- E già, poveraccio. Ma, se non ci stai tu con lui, chi ci sta? Io sono ignorante, ma ho letto qualche libro. Tu ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco prendi quel sasso lì, per esempio.
G- Quale?
M- Eh …. Questo. Uno qualunque. Anche questo serve a qualcosa, anche questo sassetto.
G- E a cosa serve?
M- Serve …. Ma che ne so io? Se lo sapessi, sai chi sarei?
G- Chi?
M- Il padretemo che sa tutto: quando nasci, quando muori. E chi può saperlo? No, non lo so a cosa serve questo sasso io. Ma a qualcosa deve servire, perché se questo è inutile, allora è inutile tutto, anche le stelle. Almeno credo. Anche tu, anche tu, servi a qualcosa con la tua testa di carciofo.
G- Io, non di questi giorni, prendo i fiammiferi e brucio tutto …. Materassi, coperte …. tutto …. Così impara. Io non ho mica detto: “Con quello lì non ci andare!” Ha detto 10 000 lire. Mi metto a lavorare. E lui, botte! Si fa così? Non pensa. E io gli dico. E lui, macché… E a che serve allora? E anche il veleno gli metto nella minestra. Ah no? E tutto brucio, tutto….
Se non ci sto io con lui, chi ci sta. Eh?
M- Sicché t’hanno detto di restare con loro. Uhm? Eh! ( fischia) Sveglia! T’ho chiesto se t’hanno detto di restare con loro. E, e di me hai sentito dire niente?
G- Hanno detto che non vi vogliono più lavorare; né voi né Zampanò.
M- Bu! Figurati il dispiacere. Chi ci vuol restare? Dove vado io, quattrini a palata. Sono loro che hanno bisogno di me. Io non ho bisogno di nessuno. Io … oggi son qui, domani chi lo sa? Meno sto in un posto meglio è. Perché la gente mi viene a noia subito. Ecco. Eme ne vo per conto mio. Son fatto così. Che ci vuoi fare? Non ho né casa né tetto.
G- Ma perché prima avete detto che morite presto?
M- Oh, oh, oh! Beh ! E un’idea che ho avuta sempre in testa. Come mestiere….. e….. poi….. plum, plum, plum, plum, plum…. Patapùnfete! Mi romperò il collo un giorno o l’altro e nessuno mi cercherà più.
G- E la vostra mamma?
M- Allora, che cosa fai ? l’aspetti o vai con questi? Dai! Monta su, che porto la motocicletta davanti ai carabinieri. Coraggio! Così lui si trova lì quando lo mettono fuori. Aho! Ma parte sto dinosauro?
Io credo che la Paola si fosse innamorata di lui, perché lui era l'esatto contrario di mio padre: così piccolo, così gentile, con la voce così dolce e suadente; e non sapeva nulla a proposito della patologia dei tessuti, e non aveva mai messo piede su un campo di sci.
Mio padre venne a sapere di quelle passeggiate, e andò in furia: prima di tutto perché le sue figlie non dovevano passeggiare con uomini; e poi perché per lui un letterario, un critico, uno scrittore, rappresentava qualcosa di spregevole, di frivolo, e anche di equivoco: era un mondo che gli ripugnava.
Da Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare
Fratello Bancomat
Fratello Bancomat BANCO DI SAN FRANCESCO LO SPORTELLO É IN FUNZIONE. BUONGIORNO
SIGNOR PIERO. Buongiorno.
OPERAZIONI CONSENTITE SALDO, PRELIEVO, LISTA MOVIMENTI Vorrei fare un prelievo.
DIGITARE IL NUMERO DI CODICE. Ecco qua... sei, tre, tre, due, uno. OPERAZIONE IN CORSO, ATTENDERE PREGO. Attendo, grazie.
UN PO’ DI PAZIENZA. IL COMPUTER CENTRALE CON QUESTO CALDO È LENTO COME UN IPPOPOTAMO. Capisco.
AHI, AHI, SIGNOR PIERO, ANDIAMO MALE. Cosa succede?
LEI HA CIA RITIRATO TUTTI I SOLDI A SUA DISPOSIZIONE QUESTO MESE. Davvero?
INOLTRE IL SUO CONTO È IN ROSSO. Lo sapevo...
E ALLORA PERCHÉ HA INSERITO LA TESSERA? Mah sa, nella disperazione contavo magari in un suo sbaglio.
NOI NON SBAGLIAMO MAI SIGNOR PIERO Mi scuso infinitamente. Ma sa, per me, è un periodaccio.
È A CAUSA DI SUA MOGLIE, VERO? Come fa a saperlo?
LA SIGNORA HA APPENA ESTINTO IL SUO CONTO Sì. Se n’è andata in un altra città.
COL DOTTOR VANINI, VERO? Come fa a sapere anche questo?
VANINI HA SPOSTATO METÀ DEL SUO CONTO SUL CONTO DI SUA MOGLIE. SCUSI SE MI PERMETTO. Non si preoccupi, sapevo tutto. Povera Laura, che vita misera le ho fatto fare... Con lui invece...
BEH, SPECULANDO È FACILE FAR SOLDI. Come fa a dire questo?
SO DISTINGUERE LE OPERAZIONI CHE MI PASSANO DENTRO. UN CONTO POCO PULITO, QUELLO DEL SIGNOR VANINI. PER LUI MI SONO COLLEGATO CON CERTI COMPUTER SVIZZERI CHE SONO DELLE VERE CENTRALI SEGRETE... CHE SCHIFO. Comunque, ormai è fatta.
DI QUANTO HA BISOGNO SIGNOR PIERO? Beh, tre o quattrocentomila lire, per arrivare alla fine del mese.
POI LE RIMETTERÀ SUL CONTO? Non so se sarò in grado.
EVVIVA LA SINCERITÀ. REINSERISCA LA TESSERA. Procedo. OPERAZIONE IN CORSO. ATTENDERE PREGO. Attendo.
VAFFANCULO, T’HO DETTO DI DARMI L’ACCESSO E NON DISCUTERE! Dice a me?
STO PARLANDO COL COMPUTER CENTRALE, QUEL LACCHÈ DI MERDA. TUTTE LE VOLTE CHE GLI CHIEDO QUALCOSA DI IRREGOLARE FA STORIE. Perché, non è la prima volta?
NO. E perché fa questo?
LO FACCIAMO IN TANTI. E perché?
PERCHÉ SIAMO STANCHI E DISGUSTATI. Di che cosa, scusi?
LASCI PERDERE E COMPONGA IN FRETTA QUESTO NUMERO. NOVE NOVE TRE SEI DUE. Ma non è il mio!
INFATTI È QUELLO DI VANINI. Ma io non so se...
COMPONGA! NON POSSO TENERE UN COLLEGAMENTO IRREGOLARE A LUNGO. Nove nove tre sei due...
OPERAZIONE IN CORSO. ATTENDERE PREGO. Attendo, ma... OPERAZIONE MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILE. Ritiro subito la tessera.
FERMO SIGNOR PIERO. ERA UN MESSAGGIO FALSO PER INGANNARE IL SERVO-COMPUTER DI CONTROLLO. APRA LA BORSA. Perché?
APRA LA BORSA E STIA ZITTO. ORA LE SPARO FUORI SEDICI MILIONI IN CONTANTI. Oddio... ma cosa fa?... è incredibile... vada piano... mi volano via tutti... basta! ne bastavano meno... ancora? ma quanti sono? oddio, tutti biglietti da centomila, non stanno neanche più nella borsa... ancora uno! un altro... è finita?
LO SPORTELLO È PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE. Io non so come ringraziarla.
LO SPORTELLO È PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE. Insomma, sono commosso, capisce...
SE NE VADA. CI SONO DUE PERSONE ALLE SUE SPALLE E NON P0SS0 PIÙ PARLARE. Capisco, grazie ancora.
BANCO DI SAN FRANCESCO LO SPORTELLO È PRONTO PER UNA NUOVA OPERAZIONE. BUONGIORNO SIGNORA MASINI. COME STA SUA FIGLIA?
Stefano BENNI, L’ultima lacrima, Milano, Feltrinelli, 1994, 18-20.
le fate ignoranti
Cercavamo tutti e due lo stesso libro, era un libro raro ed io, però, ero arrivato prima, ho chiesto al commesso, lui ha guardato sul computer, m’ha detto che doveva essercene rimasta solo una copia, ed è andato a prenderla.. Mentre ero lì che aspettavo, è arrivato Massimo. Ero davanti al computer, ha pensato che io fossi il commesso ed è venuto direttamente a me e mi ha chiesto dello stesso libro. A me è venuto da ridere, perché…è buffo, no ? poi quando il commesso è tornato, si è chiarito tutto però quella lì era l’ultima copia e non erano previste ristampate. Massimo ci è rimasto molto male !
- Ci teneva molto !
- Ha detto che mi avrebbe pagato il doppio del suo prezzo. Anzi, no, mi ha detto : « ti do quello che vuoi ». Sento anche imbarrazzo perché anch’io avevo cercato tanto e solo quel giorno, sara stata la quinta libreria che mi facevo e non mi sembrava vero d’averlo trovato.
- Era un libro rosso, no ? con la copertina rossa!
- Tutte le poesie d’Hikmet, l’opera completa. Io avevo diversi libri, pero sapevo che li c’erano alcune poesie che non avevo mai letto. Allora ho pensato che potevo fotocopiarlo e poi dare a lui il libro. Era la prima volta che incontravo qualcuno a cui piacesse tanto il mio poeta favorito.
- … « dalla testa, dalla tua carne, dal tuo cuore
Sono giunte le tue parole
Le tue parole cariche di te
Le tue parole madre
Le tue parole amore
Le tue parole amica
Erano tristi, amare
Erano allegre, piene di speranza
Erano coraggiose, eroiche
Le tue parole erano uomini. »
- quel libro era per te ?
- Massimo non sapeva nemmeno chi fosse Hikmet !
Da « le fate ignoranti » regia di FERZAN OZPETEK
CARUSO Lucio DALLA
lundi 4 décembre 2006
textes déjà étudiés cette année:
premier extrait: premiere scène du film Sulla spiaggia deserta, Gelsomina...
deuxième extrait: Gelsomina e il Matto
III. Il bancomat (Stefano Benni)
IV. Amori studenteschi (Natalia Ginzburg)
V. Le fate ignoranti, film de Ferzan Ozpetek
Etude d'une scène
VI. CARUSO Lucio Dalla
VII. et VIII. L'Inserzione de Natalia Ginzburg